Immagine notizia

“Rododendro”: in Bottega il romanzo di Giuseppe Sciarra che parla di bullismo e narcisismo patologico

La vergogna appresa da bambini tra le mura di casa, nei luoghi che si frequentano, tra le strade del paese, che diventa quasi una condanna, difficile lasciarla andare per sentirsi pienamente liberi. E così, c’è il rischio di crescere nella paura di rilevare veramente ciò che si è, il proprio orientamento sessuale, la propria identità di genere. Sé stessi, insomma. Si resta in silenzio, a far finta di essere altro, quello che vuole la società, che più desidera da un corpo che non può tradire. E poi il bullismo, il narcisismo patologico, la società che vuole un’assoluta perfezione, che chiede di essere performanti, chiusi in un determinato cliché. Finché la consapevolezza non cresce, matura, sboccia e ci si libera da paure, vergogne, silenzi, per cercare quel “posto giusto” che alberga dentro ciascuno di noi, se solo fossimo capaci di trovarlo, di stanarlo in mezzo a tutti questi rumori, a questa violenza, a questa cultura della perfezione. Il romanzo “Rododentro” di Giuseppe Sciarra parla un po’ di tutto questo. Lo abbiamo presentato ieri a Foggia nell’ambito delle presentazioni di “libri, sapori, incontri” organizzati negli spazi di “centonove/novantasei”, la bottega che allo Slow Park vende prodotti etici, solidali e liberati dalle mafie. 

Un romanzo che racconta una vicenda vibrante e dolorosa in cui la fragilità diventa ricchezza interiore e la via attraverso cui conquistare la libertà. Nel paese immaginario di Rododendro, Davide cresce tra solitudine, bullismo e il rifiuto della propria omosessualità. Fin da bambino impara a nascondersi, a piegarsi agli altri, portando dentro di sé un senso di vergogna e inadeguatezza che lo accompagna negli anni. L’incontro con Nicolò, carismatico e ambiguo, lo trascina in un mondo affascinante e crudele, in cui l’amore si mescola all’inganno. Tra amicizie, tradimenti e il sogno di fare cinema, Davide attraversa cadute dolorose e momenti di rinascita, intraprendendo un percorso che lo porterà a confrontarsi con la verità più difficile: accettarsi.

E anche dell’importanza di accettarsi, di non vivere in un’eterna finzione che abbiamo parlato ieri, anche con il prezioso contributo di Maurizio Mazzocchi, attivista di Arcigay “Le Bigotte”, che ha ricordato anche l’impegno del Centro A.R.I.A. (Antidiscriminazione di Rete, In-formazione e Ascolto) in Via Ciampitti 42, uno spazio di supporto alla comunità LGBTQIA+ attraverso le attività di sportello (legale, psicologico, salute, immigrazione e altri) e di formazione, con l’obiettivo di diffondere in maniera capillare la politica della non discriminazione e della parità di diritti per tutte e per tutti.