𝐇𝐲𝐬𝐨 𝐓𝐞𝐥𝐡𝐚𝐫𝐚𝐣 aveva solo 22 anni quando fu ucciso. Era l’8 settembre del 1999 ed il giovane albanese morì a causa delle ferite riportate prima della botte e poi dai colpi di pistola esplosi dai caporali. Hyso, infatti, si era ribellato ai caporali, ai suoi sfruttatori. Si era rifiutato di consegnare parte dei suoi guadagni, come si faceva all’epoca con i caporali e come purtroppo si fa ancora oggi. Hyso voleva mettere da parte i soldi per iscriversi a scuola e studiare da geometra. Lavorava senza fermarsi, riuscendo a restare allegro nonostante la dura vita che faceva come bracciante agricolo. Hyso, però, pagò a caro prezzo il suo gesto di ribellione, di rivolta. Fu uno dei primi ad opporsi al sistema messo in moto dai caporali, che ancora oggi strangola la vita dei migranti braccianti e soffoca la filiera agroalimentare.
La storia di Hyso Telharaj su vivi.libera.it
A distanza di 27 anni dalla sua morte, la cooperativa sociale Altereco che gestisce i beni confiscati alle mafie di Terra Aut e Michele Cianci, in agro di Cerignola, ricorda Hyso nei giorni in cui la città di Cerignola festeggia la sua patrona Maria Santissima di Ripalta: «Oggi qui è festa gli schiamazzi, la messa, i bambini, le giostre, le bancarelle, il profumo dello zucchero filato e le mandorle caramellate riempiono il centro e le vie della nostra città di energia. Ogni anno in questo giorno un vuoto si incastra in questo caos, dove c’è spazio solo per il silenzio, la riflessione profonda e l’impegno civile. Oggi facciamo memoria di un giovane di origine albanese di 22 anni arrivato a Cerignola pieno di sogni, messo a tacere per sempre.. Hyso Telharaj non ha piegato la testa davanti al ricatto del caporalato. La sua morte non è stato un silenzioso incidente nei campi, ma il prezzo di un NO coraggioso che oggi grida giustizia e dignità per ogni lavoratore. Il suo sacrificio resta per noi un faro di libertà».
Per Altereco, quindi, «oggi è la festa della nostra Patrona. Oggi è il giorno del ricordo di HYSO, giovane pieno di sogni che ci ha insegnato con il suo esempio cos’è la dignità e il coraggio». Di qui, una riflessione che coinvolge tutti: «Quanti Hyso ci sono nei nostri campi? Che la memoria resti viva attraverso un impegno politico concreto perché le nostre Terre sono ricche e non devono divenire un tappeto di sfruttamento».


